Sospiri nella notte fiancheggiano il sinistro rumore,
haimè! Pover'uomo,non sei vincitore,
dei tuoi gesti sei schiavo come la luna e cielo,
da un pò non c'è sereno,dentro di te il gelo.
La notte ti scompiglia l'inonscio più selvaggio,
non rispondi di te,non torni più dal viaggio.
E se non c'è ritorno,nè un'amata ad aspettarti,
latitante nei meandri,vento e pioggia a guidarti,
nel sentiero dei dannati,la tua ombra è tentazione,
luce fredda ad aspettarti,un'eterna maledizione.
Or son passati i secoli, dove non scorre il tempo,
passeggero con Caronte,l'animo non s'è spento.
I loro,i nostri, i tuoi e gli altri,
dove sono i vicini,i più scaltri ad abbagliarti,
ma se poi è la stessa cosa, dove stà la differenza,
tu chiuso nella stanza o sul molo in partenza..
..non c'è ragione alcuna nè logica subliminare,
la seconda parte è una, come per tre il fare,
Non afferi il concetto e il tuo gioco non capisci,
nella melma sotto il picco ,ti ci ritrovi e strisci.
E ancora una volta ,all'assedio della fortezza,
nella lotta alla fine, troverai la purezza.
Dietro il colle c'ero ancora,ma mi trovai senza tempo,
allo specchio un bambino,un mostro e un tormento,
folgore della follia, accecante e affilata,
piango sul mio sangue, nella cella gelata,
vagabonda la pazienza, in letargo la ragione,
il treno è in partenza, ma dove stà la stazione,
l'oriente è ormai distante, tu hai già sopportato,
io troppo irritante, non sono ancor' rinato.
Ma cosa serve servire a sè stessi ,e capire se serve il mio dire,
ahimè per uscire ,non c'è tempo per dormire.
tempo...tempo...e tempo...
..spazio ,spazio, fuoco e fomento ,
..tempo... tempo ...lento... lento..
..spazio e strazio ,il ritmo s'è spento.
Ero solo, nel deserto,
una luce fioca, solcò il ventre acerbo,
e dal cielo cadde il fuoco,
persi la strada,non trovai direzione,
l'oblazione di coscenza era là ad aspettarmi,
ad oriente...dove risorge il sole,
un serpente mi freddò e in un attimo toccai sabbia,
allora vidi dio padrone e padre, e il sergente disertò,
non ne volle più sapere...
e il veleno allora raggiunse il delta del nilo,
i colli cambiarono forma,
l'amore era ormai distante,
anch'esso non volle sapere,
esso era stanco,
esso ha virato,
esso ha cancellato.
Allora arrivò il cammello, la fenice e l'agnello,
dal cielo cadde una goccia e schiacciò la mia pupilla,
ero distante da casa,nel centro del non definito,
nella sfera dell'inganno,
un cuore spento sotto terra.
Poi giunse notte e la tenebra si presentò,
lei che sino ad allora si nascose nella mia ombra,
comparve di fronte e mi diede le ali,
ma ero prigioniero del mio incubo e la serpe si allontanò.. saggia..
la fenice mi scaldò,
il cammello mi dissetò e l'agnello mi diede l'innocenza,
allora vidi la porta di casa e l'amore coi piedi a bagno nel Fiume..
..vidi l'alba e feci ritorno,ma in verità...ritoccai sabbia,e ritornò la notte.
Nessun commento:
Posta un commento